Kiyoshi Imamura, amministratore delegato della Tokyo Steel Manufacturing Co., in un’intervista ha affermato che i produttori giapponesi tenderanno sempre più a riportare in patria le attività produttive che in passato erano state trasferite all’estero. Alla base di ciò ci sarebbero fattori quali il rapido indebolimento dello yen, i disagi spesso rilevati nella catena di approvvigionamento globale, i rischi geopolitici e il cambiamento dei modelli salariali. Le aziende che stanno riportando la produzione in Giappone appartengono ad una vasta gamma di settori: dai componenti per auto, ai cosmetici per arrivare all’elettronica di consumo. Un numero sempre maggiore di aziende giapponesi starebbe trasferendo le proprie attività da Cina, Sud-Est asiatico e Russia con l’obiettivo di costruire nuovi impianti in Giappone. Tale tendenza starebbe alimentando la domanda di acciaio per l’edilizia e la Tokyo Steel Manufacturing ha ricevuto quasi 30 ordini relativi a questo tipo di impianti. Dall’inizio dell’anno, inoltre, lo yen è sceso di circa l’11% rispetto al dollaro statunitense. Ancor prima che ciò si verificasse, il governo aveva cominciato a supportare il trasferimento in patria delle basi produttive delle aziende giapponesi. Il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria sta finanziando le aziende per aiutarle ad investire in nuovi impianti produttivi di beni e materiali di fondamentale importanza per alleviare i rischi di strozzatura nella catena di approvvigionamento. A novembre del 2021, il governo ha anche approvato un finanziamento di 774 miliardi di yen (6 miliardi di dollari) per gli investimenti nazionali nei semiconduttori. Anche l’aumento del costo del lavoro negli altri Paesi è un fattore importante. Imamura afferma che, nonostante negli ultimi 30 anni in Giappone i salari siano rimasti pressoché invariati, nello stesso periodo nel Sud-Est asiatico si sono quasi triplicati. Le aziende che si trasferiscono in Giappone devono affrontare anche altri ostacoli, tra cui gli alti costi dell’elettricità e la carenza di manodopera dovuta alla diminuzione e all’invecchiamento della popolazione, ha dichiarato Takayuki Homma, capo economista di Sumitomo Corp. Global Research Co. Le aziende dovranno quindi essere innovative sia in termini di produzione efficiente che prevede un numero inferiore di lavoratori, sia in termini di creazione di prodotti a valore aggiunto. (ICE TOKYO)
Fonte notizia: Japan Times