Gli ordinativi relativi al mercato della pasta per uso domestico stanno aumentando. Dalla fine di febbraio, le vendite di pasta e salsa per pasta nei supermercati sono cresciute rapidamente e fino alla fine di aprile si sono registrate delle carenze nelle scorte in varie aree del Giappone.
Anche alcuni importatori di pasta/pomodori pelati/sughi pronti dall’Italia, per la vendita al dettaglio, hanno registrato un esaurimento delle scorte. Alla base di ciò il fatto che, a causa della diffusione del coronavirus, i tempi di permanenza in casa si sono prolungati, molta gente lavora da remoto e tende ad andare meno a mangiare fuori e le scuole sono rimaste chiuse.
In simili circostanze la pasta rappresenta un alimento che costa poco, è facile da preparare, ha una lunga conservazione e offre molte varietà di preparazione, sia propriamente italiane che adattate al gusto giapponese. Il mercato giapponese della pasta è costituto al 50% da pasta nazionale e al 50% dal prodotto importato.
All’interno di quest’ultimo, la pasta importata dall’Italia rappresenta il 25% del totale. Ad un anno esatto dall’entrata in vigore dell’EPA, avvenuta a febbraio del 2019, il volume delle importazioni italiane aveva registrato un aumento a doppia cifra.
In base ai dati rilasciati dalla Japan Pasta Association, nel mese di marzo anche la quantità di pasta prodotta in Giappone è aumentata, +7,8% rispetto al 2019, facendo registrare un totale di 13.794 tonnellate. In Giappone, la tipologia di pasta più ampiamente consumata sono gli spaghetti. (ICE TOKYO)
Fonte notizia: NIKKAN KEIZAI
Agenzia ICE di Tokyo

