Le imprese rivedono i piani di crescita all’estero: il 35% prevede un calo degli affari fino al 10%
INDAGINE PROMOS ITALIA
A fine dicembre l’85% delle aziende era pronta a crescere nei mercati stranieri. Ora vince la prudenza
di Luca Balzarotti – Milano
Un’impresa lombarda su cinque (20,2%) pagherà il prezzo della crisi internazionale tra Stati Uniti e Iran con perdite dell’export fino al 5%. Per il 14,9% il costo sarà invece più salato (-10%). Mentre il 7,4% si aspetta una riduzione degli affari superiore al 10%. E nonostante il 34% non prevede effetti, l’esito dell’indagine su circa cento imprese già attive o interessate a espandersi sui mercati esteri diffusa ieri da Promos Italia – la società per l’internazionalizzazione delle Camere di commercio insieme alla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – rivede al ribasso le strategie delle aziende verso l’estero ipotizzate solo a dicembre.
Rispetto all’ottimismo di oltre duecento imprese interpellate da Promos una decina di giorni fa ora prevale la prudenza. A fine dicembre circa l’85% delle imprese era pronta ad aumentare il proprio business internazionale (il 61% molto e il 24% abbastanza). Il 41% degli operatori riteneva che il 2020 sarebbe stato un anno più positivo del 2019 per l’export; il 31% prevedeva numeri simili e solo 16% ipotizzava un peggioramento.
Il 38,5% delle aziende con rapporti commerciali in più di dieci Paesi esteri avrebbe voluto ulteriormente espandere il proprio business in Europa, con la Germania che attraeva l’interesse del 25% degli imprenditori, seguita dalla Russia (23%) e appunto dagli Stati Uniti (17%). Il 19% guardava con interesse alla Cina e il 21% al Giappone .
“Anche nel 2019 l’export ha fatto registrare dati positivi (scambi per 194 miliardi nei primi nove mesi) confermandosi uno dei pilastri dell’economia e tra le risorse più importanti per la crescita delle imprese – dichiara Giovanni Da Pozzo (nella foto), presidente di Promos Italia -. L’indagine di fine dicembre dimostra le attese ottimistiche. A inizio anno la situazione si è modificata causa della crisi Usa-Iran, che prevedibilmente avrà delle conseguenze sulle relazioni internazionali e di conseguenza sugli scambi”.
