Fino ad ora il ciclo dell’industria della moda partiva dal “produrre” e si completava con il “vendere”. Se i consumatori, tuttavia, acquistano nuovi capi di vestiario ogni stagione, sorge naturalmente il problema degli armadi sempre più pieni. Spesso si è riluttanti a smaltire come spazzatura dei capi di abbigliamento che possono ancora essere indossati e le app specializzate in vendita di capi di vestiario ed altri oggetti usati offrono delle “strategie di uscita”. Oltre a quelle basate su metodi tradizionali, che vedono da un lato chi mette in vendita i suoi oggetti e dall’altro chi li acquista, sono nate di recente oltre 130 nuove aziende attive nell’ambito del “riuso” e oltre 40 che si occupano di importazione parallela, con l’obiettivo di creare delle piattaforme circolari sia C-to-C (Consumer-to-Consumer) che B-to-C (Business-to-Consumer).L’avvento di “Mercari – il sito di e-commerce giapponese di vendita di prodotti usati nato nel 2013 e dotato anche di una app – ha inoltre velocizzato la diffusione della pratica della vendita di oggetti indesiderati mentre la pandemia ha accelerato ulteriormente la tendenza a liberarsi degli oggetti vecchi o inutili. La società ha già ampliato il suo business in aree come la finanza e la logistica, e si è sviluppata in una società di piattaforme che vanno oltre il riuso. Di recente ha inoltre fatto la sua comparsa anche la app specializzata in vendite di merci usate di Rakuten, l’Amazon giapponese, chiamata “Rakuten Rakuma”. In un mondo che trabocca di prodotti ci si rende conto di quanto sia importante non solo “comprare” ma anche “vendere” e “smaltire”, e di certo il “riutilizzo” diventerà un’attività sempre più ricorrente. Secondo le stime del giornale specializzato Recycle Tsushin, il valore del mercato nazionale del riutilizzo nel 2025 dovrebbe superare i 3.500 miliardi di yen, rispetto ai 1.127,4 miliardi di yen del 2010. (ICE TOKYO)
Fonte notizia: WWD JAPAN