Report sull’attuazione degli accordi commerciali dell’UE nel 2019: i benefici per le imprese europee
La Quarta relazione annuale sull’attuazione degli accordi commerciali dell’Unione europea nel 2019, pubblicata lo scorso 12 novembre, mostra i vantaggi della costruzione e continua espansione della rete di partner tra i Paesi terzi. Attualmente, infatti, l’UE ha concluso finora 45 accordi commerciali che coprono 77 Paesi. Nonostante le tensioni nell’arena del commercio globale, la relazione mostra che gli accordi commerciali dell’UE hanno continuato a facilitare un commercio equo e sostenibile e a consolidare il quadro delle norme internazionali: il commercio con i 65 partner preferenziali, con i quali sono stati stabiliti accordi commerciali, trattati nella relazione, è cresciuto del 3,4% nel 2019, mentre il commercio estero totale dell’UE è cresciuto complessivamente del 2,5%. In particolare, gli accordi dell’UE con il Canada e il Giappone hanno incrementato gli scambi rispettivamente di quasi il 25% e del 6% dalla loro entrata in vigore. Secondo la Commissione europea, in un momento in cui l’economia dell’Unione è in crisi, il commercio internazionale è più che mai essenziale e, per favorire l’export dell’UE, la Commissione ha recentemente lanciato un nuovo sito web, Access2Markets, e promosso standard internazionali relativi ai diritti dei lavoratori e all’ambiente all’interno degli accordi commerciali.
I 36 principali accordi commerciali dell’UE oggetto della relazione hanno dato un contributo importante al commercio dell’UE nel 2019. Gli scambi dell’UE con i 65 partner sono ammontati a 1,236 miliardi di euro, ovvero il 30,4% del commercio estero totale dell’UE, con un surplus dell’UE di 113 miliardi di euro, un aumento del 12% rispetto al 2018. Tali accordi si sono rivelati particolarmente importanti per le PMI europee che hanno rapporti commerciali al di fuori dell’UE, il cui numero è cresciuto in media del 6% tra il 2014 e il 2017.
Gli accordi commerciali dell’UE sono essenziali in particolare per gli agricoltori europei: il 35% degli scambi nel settore agroalimentare dell’UE si svolge, infatti, con partner preferenziali. I principali Paesi partner preferenziali di esportazione – Svizzera, Giappone e Norvegia – rappresentano l’11% delle esportazioni agroalimentari totale dell’UE mentre i principali Paesi fornitori – Ucraina, Svizzera e Turchia – rappresentano insieme il 13% delle importazioni agroalimentari totali dell’UE. Il rapporto evidenzia come, le esportazioni agroalimentari dell’UE siano cresciute nel 2019 dell’8,7% (+4,4 miliardi di euro) nei Paesi coperti da accordi rispetto alle esportazioni agroalimentari complessive (7,6%). Anche le importazioni sono cresciute, dell’8,3% dai Paesi preferenziali, rispetto a quelle complessive (2,3%), mentre la bilancia commerciale agroalimentare nell’ambito di accordi commerciali è rimasta invariata, a 6,4 miliardi di euro. Gli accordi commerciali dell’UE prestano particolare attenzione alla protezione delle indicazioni geografiche (IG) Secondo uno studio della Commissione la quota delle IG nelle esportazioni totali dell’UE è elevata (17 miliardi di euro nel 2017) e in crescita (del 56% tra il 2010 e il 2017). Il rapporto evidenzia inoltre che:
- Le esportazioni di beni industriali dell’UE sono cresciute dal +1,9% nel 2018 al +3,7% nel 2019. I tre principali settori – i macchinari, i prodotti chimici e le attrezzature di trasporto – hanno registrato tassi di crescita rispettivamente dell’1,5%, 6,3% e 5,7%.
- Il commercio preferenziale dell’UE è cresciuto del 3,4% (esportazioni 4,1%; importazioni: 2,6%) tra il 2018 e il 2019, quindi a un tasso superiore al commercio globale dell’Unione (2,5%)
Più in dettaglio, per quanto riguarda il Giappone, esaminando il primo anno di attuazione dell’accordo di partenariato economico con l’Unione si può evincere che:
- E’ aumentato il commercio bilaterale di merci del 6% in tutti i settori rispetto al 2018;
- Le esportazioni dell’UE nelle categorie che hanno beneficiato di forti riduzioni tariffarie, quali il tessile, l’abbigliamento e le calzature, sono cresciute in media del 10%;
- C’è stato un aumento del 16% delle esportazioni agroalimentari UE, che rappresentano il 12% delle esportazioni totali dell’Unione in Giappone.
Analizzando, invece, i benefici dell’accordo UE-Canada (CETA) nel suo secondo anno di entrata in vigore, si può notare che:
- Vi è stato un aumento degli scambi bilaterali di quasi un quarto (24,5%), rispetto agli scambi pre-CETA tra il 2015 e il 2017;
- Le esportazioni dell’UE di beni industriali quali macchinari e prodotti farmaceutici sono aumentate, rispettivamente del 15% e del 18%, solo nell’ultimo anno.
Il Canada è passato dalla 9° all’8° posizione tra i mercati di destinazione dei prodotti agroalimentari dell’UE. Il maggiore accesso al mercato canadese ha visto, ad esempio, il valore delle esportazioni di formaggi dell’UE aumentare del 15% nel 2019 rispetto all’anno precedente.
La relazione analizza anche i progressi nell’attuazione dei capitoli “Commercio e sviluppo sostenibile” (TSD), che costituiscono parte di tutti i moderni accordi commerciali dell’UE. Con l’attuazione di questi capitoli, l’Unione mira a massimizzare l’effetto leva dell’aumento del commercio e degli investimenti per realizzare progressi su questioni chiave, quali la promozione del lavoro dignitoso, la protezione ambientale, la lotta ai cambiamenti climatici. Sebbene la relazione evidenzi che l’attuazione di questi capitoli presenta diverse sfide, l’accordo con il Vietnam è citato quale esempio riuscito di come l’impegno dell’UE con i suoi partner possa produrre progressi tangibili su tali questioni.
Nel 2019, per far rispettare gli impegni previsti dai suoi accordi commerciali bilaterali, la Commissione ha proseguito diverse controversie quali quella contro la Corea del Sud sui diritti dei lavoratori, contro l’Ucraina, sulle restrizioni all’esportazione del legno e contro l’Unione doganale dell’Africa meridionale, riguardo a una misura di salvaguardia imposta sulle importazioni di pollame dall’UE. Oltre a questo, l’UE ha fatto ricorso al sistema di risoluzione delle controversie dell’OMC. relativamente ai requisiti imposti dalla Turchia nel settore farmaceutico e alle misure antidumping sulle importazioni di patatine fritte congelate da parte della Colombia.
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