L’Italy Japan Business Group raggiunge quest’anno i suoi dieci anni di intensa attività, promuovendo incontri bilaterali finalizzati ad un costante scambio di idee e opportunità di business tra i due paesi.
Tale attività ha visto le due delegazioni sviluppare nel contempo contatti trilaterali in paesi scelti, di volta in volta, secondo criteri di nuove opportunità di business tra i due paesi.
Quest’anno la Sessione Plenaria ha avuto luogo a Roma presso Villa Madama, il 20 ottobre 1998, ha presentato motivi di particolare interesse in quanto ha celebrato il decennale di questo Gruppo.
È intervenuto l’Ambasciatore Renato Ruggiero, Segretario Generale dell’Organizzazione del Commercio Mondiale e co-fondatore dell’Italy-Japan Business Group.
Nel 1989, infatti in qualità di Ministro per il Commercio con l’Estero promosse questa iniziativa insieme al Sig. Tamura, ex Ministro del MITI, allo scopo di favorire un dialogo, all’epoca così difficile, tra imprese di due paesi culturalmente diversi e in competizione in alcuni comparti industriali.
Quest’anno è il decennale dell’istituzione dell’Italy-Japan Business Group ed è un vivo piacere che questa ricorrenza sia arricchita dalla presenza dell’Ambasciatore Ruggiero che nel 1989, unitamente al suo omologo giapponese, prese l’iniziativa di creare questo Gruppo.È indubbio che l’IJBG sia stato un ottimo strumento per approfondire la conoscenza delle realtà economiche dei due paesi, indicare agli operatori i sentieri da percorrere, favorire la cooperazione tra imprese e contribuire ad eliminare gli eventuali ostacoli che si frappongono al progressivo miglioramento, non solo economico, delle relazioni tra Italia e Giappone.
In questo senso l’attività dell’IJBG è certamente stata utile come strumento che ha facilitato l’incontro tra due realtà molto differenziate: l’attività imprenditoriale italiana è caratterizzata oltre che da grandi imprese anche da una miriade di PMI, quella giapponese si basa invece su grandi gruppi ove la piccola impresa svolge il ruolo essenzialmente di subfornitrice.
L’IJBG ha avvicinato queste realtà indicando loro opportunità di lavoro comune e, durante i suoi dieci anni di vita, si possono ricordare alcune importanti iniziative come, per esempio l’accordo raggiunto tra mediocredito Centrale e Exibank of Japan per il finanziamento di progetti di cooperazione industriale tra aziende dei due paesi, l’accordo tra la SACE e l’omologa agenzia assicuratrice giapponese ed infine la collaborazione italo-giapponese nei paesi terzi.
Per raggiungere quest’ultimo obiettivo sono state pertanto organizzate missioni miste in Paesi Terzi, scelti alternativamente dall’Italia e dal Giappone. In questo si sono rese complementari le esperienze e le influenze del Giappone nel Sud Est Asiatico e dell’Italia nel Mediterraneo e nell’Est Europa. La novità di quest’anno è invece l’avvio di una collaborazione tra aziende giapponesi ed i “Distretti Industriali” italiani.
È noto, infatti come i distretti industriali siano la caratteristica vincente dell’economia italiana. Inoltre essi, se supportati con ulteriori iniziative, (cito ad esempio i patti territoriali che dovrebbero rilanciare l’economia e l’occupazione nel Sud dell’Italia) dovrebbero servire ad indicare la via per intervenire con investimenti in alcune realtà del Sistema Italia particolarmente interessanti.
Infatti, se l’incremento dell’interscambio commerciale tra i due Paesi e di buon livello (nel decennio 88/97) è aumentato del 97,8%) seppur inferiore alle potenzialità delle due economie ben diversa è la situazione nel settore della collaborazione industriale e degli investimenti.
Sinora gli investimenti giapponesi in Italia hanno avuto – come noto – una consistenza molto ridotta (rappresentano meno del 2% dell’investimento giapponese in Europa). Il che è un paradosso vista l’importanza e la dimensione economica del nostro paese.
Ma come mai gli imprenditori giapponesi non investono in Italia e scelgono invece altri Paesi Europei? Sappiamo che i fattori che influenzano la scelta di un Paese sono almeno tre; gli ostacoli burocratici, il confronto tra costi e oneri sociali, la dimensione dei mercati.
Orbene molti di questi ostacoli sono stati ormai rimossi. Il decentramento amministrativo ha dotato le nostre Regioni di un’autonomia in materia, con i Patti Territoriali anche il mercato del lavoro sarà più flessibile e con la conoscenza dei nostri Distretti Industriali si metteranno in contatto gli operatori Giapponesi con una realtà tipicamente italiana che si è dimostrata vincente anche sul piano internazionale.
La turbolenza dei mercati finanziari di molti Paesi, verificatasi in questi ultimi mesi esprime probabilmente un momento di svolta nei rapporti tra il sistema finanziario e l’economia reale. Occorre da parte delle aziende saper valutare, soprattutto in queste circostanze, le opportunità.
La globalizzazione che caratterizza la nostra epoca vuol dire non solo saper cogliere le opportunità su un piano più amplificato rispetto al passato, ma anche essere coscienti di dover affrontare – egualmente in maniera amplificata – eventuali fenomeni negativi che si verificano sulla scena mondiale.
In questo contesto, a cui non possiamo sottrarci, si collocano i rapporti tra l’imprenditoria italiana e quella nipponica ed il ruolo che l’Italy-Japan Business Group può svolgere.
