Roma, 13 febbraio 2001 – Oggi si sono aperti al Ministero degli Affari Esteri i lavori della dodicesima sessione plenaria dell’ltaly Japan Business Group, l’organismo creato dalle comunità imprenditoriali italiane e giapponesi con il patrocinio dei rispettivi Ministeri del Commercio con l’Estero per promuovere la cooperazione industriale tra i due paesi.
Le principali finalità del Business Group, che si riunisce una volta ogni due anni alternativamente in Italia e in Giappone, sono la promozione dei rapporti d’affari tra i due Paesi e l’approfondimento della conoscenza reciproca per migliorare la comprensione e la fiducia tra le comunità imprenditoriali italiana e giapponese.
Quest’anno il Business Group si occupa di piccole e medie imprese e di new economy. Italia e Giappone sono accomunate infatti da una diffusa e vitale rete di piccole realtà imprenditoriali locali in alcuni casi all’avanguardia in fatto di nuove tecnologie e pronte ad aprirsi alle opportunità derivanti dallo scambio delle conoscenze. La collaborazione tra i due paesi – sotto forma di joint ventures e trasferimenti di know-how permetterà alle nostre aziende e a quelle giapponesi di esprimere un importante valore aggiunto rispetto alle singole capacità produttive nazionali, in un contesto economico mondiale sempre più fortemente globalizzato e competitivo.
Secondo Umberto Agnelli, co-presidente dell’ltaly Japan Business Group “Europa, Italia e Giappone hanno una comune esigenza: accrescere le capacità competitive delle proprie imprese e fare leva sulle aziende innovative per trainare la crescita complessiva del sistema produttivo”.
All’ordine del giorno dei lavori ci sono anche altri temi a cui l’Italia attribuisce particolare interesse:
- i progetti italiani di editoria multimediale, ricchi di contenuti culturali ed artistici molto apprezzati in Giappone;
- i nuovi progetti tecnologici ed ambientali.
Intervengono per parte italiana personalità del mondo della politica e dell’economia tra cui l’On Mauro Fabris, Sottosegretario del Ministero dell’Industria e del Commercio con
l’Estero, il Prof. Fabrizio Onida, Presidente dell’ICE – Istituto nazionale per il Commercio con l’Estero e Antonio D’Amato, Presidente di Confindustria.
La segreteria tecnica dell’ltaly Japan Business Group è stata fin dall’inizio affidata all’ICE in collaborazione con la Confindustria. Fin dalla prima riunione in Sessione Plenaria (Tokyo, 24 ottobre 1989), l’ltaly Japan Business Group, presieduto da Umberto Agnelli, ha posto le basi per una proficua attività da svolgere in comune affidandone la gestione operativa – nell’intervallo tra le sessioni plenarie – ad un Gruppo di lavoro costituito da qualificati esponenti delle due comunità imprenditoriali.
L’ltaly Japan Business Group è una valida sede istituzionale per la definizione delle iniziative di cooperazione e per le opportunità di business che ne scaturiscono. Organi istituzionali giapponesi come il MITI ed il JETRO riconoscono ad esso un’importanza notevole pe.r i possibili sviluppi derivanti dalle frequenti occasioni di incon.tro con i partner italiani.
Illustri Ospiti, Signore e Signori,
sono lieto di poter inaugurare questa dodicesima sessione dell’ltaly Japan Business Group.
Questo foro rappresenta un punto privilegiato di incontro non soltanto per approfondire le tematiche relative ai flussi commerciali e agli investimenti tra i nostri due Paesi ma anche, e soprattutto, per approfondire, attraverso lo scambio di esperienze reciproche, una più profonda conoscenza di due società amiche e, sotto molti versi, complementari.
Desidero, anzitutto, esprimere il positivo apprezzamento del Governo italiano al co-Presidente giapponese, dottor Yoshiharo Fukuhara, di cm conosco bene i sentimenti di amicizia che egli nutre verso l’ltalia.
Saluto, altresì, il Vice Ministro per l’Economia e l’Industria, dottor Nariaki Nakayama, che ha profuso tutto il suo impegno per il rilancio di questa iniziativa.
Ringrazio, infine, il co-Presidente italiano, dottor Umberto Agnelli, cui va tutta la mia ammirazione per il costante sforzo che va dispiegando quale Presidente della Fondazione “Italia in Giappone 2001”.
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La nostra positiva visione del futuro dei rapporti tra il Giappone e l’ltalia è rafforzata dallo sviluppo parallelo delle due culture e dei progressi dell’economia e della tecnologia. Mi piace qui ricordare, accanto al miracolo italiano degli anni cinquanta e sessanta, l’impulso che il Giappone seppe dare, durante quel periodo, alla sua crescita economica, in perfetta concordanza con l’impegno assunto nel 1960 dall’allora ministro del commercio internazionale e dell’industria, Hayato Ikeda, di raddoppiare il reddito dei suoi concittadini. Fu così che, alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo del 1964, succedute a quelle di Roma del 1960, lo stesso lkeda, diventato nel frattempo Primo Ministro, poté dichiarare con orgoglio che il reddito nazionale giapponese si avvicinava ormai ai livelli di quello dell’Europa occidentale e che si stava tentando di realizzare, a venti anni dalla fine della guerra, ciò che non era stato possibile conseguire negli ottanta anni che avevano preceduto il secondo conflitto mondiale.
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A partire da quegli anni e nonostante le note difficoltà, altri traguardi sono stati raggiunti.
Lo scorso mese di luglio il Giappone e l’Unione Europea hanno deciso di conferire alle loro reciproche relazioni la stessa ampiezza e la stessa ricchezza di contenuti da tempo esistenti nel rispettivo rapporto con gli Stati Uniti d’America.
L’Italia è stata l’antesignana di un simile progetto. lo stesso, nella mia qualità di Presidente di turno dell’Unione Europea, avevo inaugurato, a Bangkok nel 1996, il primo foro dell’ASEM. Ci sentiamo, dunque, pienamente coinvolti in un programma che si propone di realizzare, nel corso di un decennio, un elevato livello di convergenza.
In tutti i settori nei quali individueremo l’opportunità e la necessità di un “idem sentire” che tocchi gli aspetti politici, economici e finanziari delle nostre relazioni, non dovremmo avere esitazioni nel superare l’ambito
angusto delle consultazioni sporadiche e delle concertazioni episodiche per sviluppare, invece, un dialogo continuo e strutturato.
Come Unione Europea e ancor prima come italiani, siamo consapevoli del ruolo fondamentale del Giappone, seconda potenza economica del nostro pianeta, per il rafforzamento dell’equilibrio multipolare e per la riforma delle istituzioni internazionali create per assicurare il mantenimento della pace e della sicurezza a livello mondiale.
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Conosciamo i punti di forza della società giapponese e abbiamo seguito da vicino gli sforzi profusi dal Giappone per superare le recenti difficoltà della sua economia. Ma questi problemi – lo sappiamo – interessano i sistemi sociali ed economici di molti altri Paesi e stimolano riflessioni sul corretto funzionamento dei modelli di società nei quali siamo abituati a vivere: dal peso del debito pubblico alla modernizzazione del sistema bancario, dal costante. e progressivo invecchiamento della popolazione alla riforma dei sistemi di sicurezza sociale, dalla ristrutturazione della pubblica amministrazione alla necessità di ripensare il ruolo dello Stato nell’economia e, più in generale, nel regolamento dei rapporti
Signore e Signori,
anche la società italiana si rinnova nelle sue strutture e nei suoi costumi, per inserirsi da protagonista nel processo di integrazione europea, da noi percepito da sempre quale motore di sviluppo del benessere dei nostri popoli, quale fattore di pace e di sicurezza a livello planetario.
All’inizio di quest’anno, l’Italia ha assunto, succedendo al Giappone, la presidenza del G8. Noi intendiamo operare lungo una linea di continuità con la presidenza precedente e affrontare le tematiche più cruciali che abbiamo davanti a noi: dalla prevenzione dei conflitti all’allargamento degli spazi di democrazia, dai problemi posti dalle .migrazioni alle riduzioni delle disparità sociali, dalla tutela della salute umana alla protezione dell’ambiente. Vogliamo condurre i nostri lavori tenendo presente la necessità che da Genova escano conclusioni che prendano nel dovuto conto, attraverso le opportune consultazioni, gli apporti, le esperienze e i punti di vista del maggior numero possibile di attori sulla scena internazionale.
Proprio grazie all’azione del Giappone è maturata nel gruppo dei Paesi più industrializzati la consapevolezza che la soluzione delle grandi sfide del nuovo millennio, in un mondo diventato multipolare, passa attraverso il coinvolgimento attivo di tutti. Di questa esperienza sapremo fare tesoro durante la nostra presidenza.
Sono certo che questi miei propositi potranno concretizzarsi se il Giappone e l’Italia, attraverso l’intelligente apporto delle rispettive classi politiche e delle rispettive parti sociali, sapranno dare prova di costanza e, ciò che più conta, di credere nella validità dei risultati da conseguire. Da questo punto di vista, la dodicesima sessione del Forum può costituire un momento di riflessione ricco di significato.








